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sabato 16 luglio 2011

nei prossimi...

Nei prossimi giorni ci sono e non ci sono (più che altro non ci sono)...

... certo, non è che in quelli passati si potesse proprio dire che c'ero.

(però c'ero, nei prossimi invece più che altro no)

mercoledì 13 luglio 2011

cani senza padrone

Sto leggendo questo libro qui, tradotto da questo mio amico qui. Lui spesso mi regala i libri che traduce e spesso sono interessanti.

Di questo c'è da dire che io mi sono confuso tra due diversi Monty Python e ne ho letto mezzo immaginandomi il narratore con la faccia di John Cleese quando invece si tratta di Michael Palin (e c'è pure una sua fotina in copertina! non ho speranze), comunque il libro mi pare interessante il giusto. Nella parte dedicata al soggiorno dell'autore in Romania ho trovato questo passo (si parla di Bucarest sotto Ceausescu).

Risorse immense finirono non solo nella costruzione del palazzo del Popolo, ma anche per radere al suolo un'ampia area circostante per crearvi il suo sogno: un Centru Civic, "una capitale socialista per l'uomo socialista". Per fare posto a questa sua versione della Corea del Nord di Kim Il Sung, Ceausescu abbatté quasi dieci chilometri quadrati di vecchie abitazioni, e con loro sedici chiese e tre sinagoghe.
[...] Uno dei risultati imprevisti di questo spianamento della vecchia Bucarest è stato il riversarsi per le strade della città di mezzo milione di cani randagi, un tempo animali domestici dei quarantamila cittadini che erano stati buttati fuori di casa. I cani lottarono fra loro fino alla sopravvivenza dei più forti, che scorazzarono a lungo per le strade in branchi.

Michael Plain

A parte che non mi tornano bene i conti di Palin (gli abitanti sfrattati avevano più di dodici cani a testa?!) questa storia mi è sembrata in qualche modo emblematica e mi ha fatto venire in mente un documentario che Adriano Sofri ha girato a Sarajevo, durante l'assedio: "I cani di Sarajevo" (1994). Il documentario non parla solo dei cani, parla di tutta la città assediata. Ma a un certo punto racconta anche dei cani, per raccontare come siano andate storte le cose in quella città.

Siccome l'assedio si prolungava, gli umani lasciarono liberi i loro cani perché non avevano come sfamarli. I soldati delle Nazioni Unite ne uccisero un gran numero, preoccupati che diffondessero malattie. I cani di Sarajevo superstiti hanno capito che qualche cosa di misterioso e irreparabile è avvenuto tra loro e gli umani. Si muovono spaventati, senza sollevare la testa, riconoscendosi solo fra loro. Ogni tanto, per nostalgia, i cani di Sarajevo fingono di avere ancora dei padroni e camminano per un tratto di strada accanto a passanti sconosciuti. Poi se ne tornano presto soli...

Adriano Sofri




(fonte foto)

giovedì 7 luglio 2011

lucrezia risponde

Ieri ho ricevuto posta, non un'email, proprio posta posta. Ricordate la mia bogger ospite? Mi ha scritto. Ho aperto la busta e dentro c'erano due letterine che rispondevano a due commenti fatti al suo primo post. Io ho ribattuto tutto diligentemente e di seguito trovate botte e risposte.

mi piacerebbe tanto sapere cosa succede li dentro ... :)
dentro l'ospedale ovviamente .... si puo ?
nebbia



Cepletischetis, 30.06.2011


Ciao nebbia,
Piacere di conoscerti, per modo di dire.
Pensavo di raccontare prima di altre possibilità oltre al buttarsi sotto un treno, che a mio avviso è scelto un po’ troppo spesso per “finirla”. Di certo è un metodo coronato di solito da successo, comunque bisogna anche tener conto del poveraccio alla guida della locomotiva che, in seguito finisce nell’ospedale dove il candidato suicida in precedenza in cura, è appena uscito. Mi spiego!
Dopo, certamente non posso tralasciare a sparlare delle persone qualificate che circondano i cosiddetti malati psichici, e come cercano di raddrizzare l’inconscio e già che ci siamo, anche il conscio, ingarbugliando non poco il povero paziente.

Roba da matti, te lo assicuro.
Lucrezia
 

Si può avere il nome del ristorante di Wolfi a Monaco? :)
Non è poi tanto lontana da qui. :P
Luigi



Cepletischetis, 30.06.2011


Hey Luigi,
Il nome del ristorante è “Hundskugel” e il proprietario, spirato nel 2007 dopo un incontro fatale con un callboy, con il quale non è riuscito a mettersi d’accordo sul prezzo e quindi è stato strangolato con il filo del telefono, si chiamava “Mooshammer”. Era il famoso “Zar” della moda tedesca, chiamato da tutti “Mosy” sempre accompagnato dalla sua cagnolina Daisy. Tutti a Monaco di Baviera possono dirti dov’è il ristorante del quale io non ricordo l’indirizzo, e non posso assicurarti che le patate siano ancora le stesse di tanti anni fa. Quindi, viaggio con degustazione a tuo rischio.

Mahlzeit o Guten Apettit
Lucrezia

 

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